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Si fermano anche “Lə Ballunə pə la fest d Sandə Məchelə”

Mag
8

Salta la tradizione popolare tramandata dalla ProLoco

Stop forzato anche per le tradizioni. L’8 maggio di ogni anno è festa nel rione Fondovito per San Michele delle Grotte. Si giunge alla cattedrale rupestre a cinque navate, interamente scavata nella roccia, da calata San Giovanni Battista (scale adiacente alla chiesa di Sant’Agostino) o da calata grotte San Michele (presso la fontana monumentale di piazza Notar Domenico). Ogni anno si ripete il pellegrinaggio dei cittadini gravinesi e non solo, alle radici della nostra storia con un misto di orgoglio e curiosità.

Ma con la pandemia tutto si ferma e solo per quest’anno, si spera, il santo non sarà omaggiato con una gran festa ma celebrato nell’intimità della preghiera dei fedeli, all’interno delle mura domestiche.

La festa di San Michele “piccolo” (per differenziarlo dal Santo Patrono celebrato il 29 settembre) ha le sue radici nel Rione Fondovito e una sua nota coreografica folcloristica: la presenza-esposizione dei “ballunə” per le vie dell’intero quartiere. I “ballunə”, costituiti da scialli, fazzoletti ed indumenti dai colori vivaci e particolari, rappresentavano una forma di ostentazione della ricchezza e una gara fra tutte le famiglie che si adoperano per abbellire il quartiere, esercitando così un’attrazione colorata, molto suggestiva e gioiosa. Tutto ciò che componeva i “ballunə” consisteva in roba comprata dai pellegrini al Gargano o ricevuta o scambiata con devoti di S. Michele di Monte Sant’Angelo. Erano “i segni tangibili del Santo”, provenienti dal luogo santificato dall’Arcangelo Michele il 490.

Per le strade venivano infatti esposti abiti cerimoniali, da sposa e da battesimo, chiamati in dialetto gravinese “ballune”, che si ritenevano carichi di influssi benefici proprio perché indossati in momenti particolarmente importanti e quasi sacrali della vita. Toccarli o essere sfiorati dal loro ondeggiare nel vento voleva dire diventare immuni dal male.

I “balloni” si stendevano tra una casa e quella antistante sull’altro lato della strada, e si possono ridurre a due tipi principali: nel primo modello il drappo colorato veniva legato ai quattro angoli in quattro cocche con quattro corde tirate, due per parte, a due finestre o balconi fronte stanti: si veniva così a formare una specie di baldacchino. Nel secondo caso, il panno era ripiegato su di un’unica corda, sempre sotteso ai due lati della strada e di norma il centro sollevato con un fiocco. Si veniva a costituire in tal maniera una specie di arcata di stoffa o farfalla sospesa nell’aria. In entrambe le tipologie comunque al drappeggio così ottenuto, al di sotto del baldacchino nel primo caso, e sui due lati della stoffa pendula nel secondo, venivano appesi, cuciti o appuntati con spilli, vari capi ornamentali di vestiario femminile: fazzoletti colorati, scialli, sciarpe, velette, nastri e molti nastrini colorati detti ziaredde, usati in passato per legare i capelli femminili. Oltre a tali ornamenti, c’erano talvolta indumenti di neonati o abiti bianchi da battesimo e da prima comunione delle bambine. A causa della maggiore ricchezza ornamentale del primo tipo, a baldacchino, rispetto al secondo, ad arco, si è indotti con una certa facilità a ritenere che il primo sia anche più antico e l’altro più recente.

Da qualche anno i volontari della ProLoco Unpli Gravina hanno ripreso questa usanza e si adoperano, insieme ai pochi residenti, per l’allestimento del rione Fondovito con l’obiettivo di riportare nel presente e far conoscere alle nuove generazioni una tradizione gravinese ed un costume caratteristico ed unico nel suo genere, legato alla festa di San Michele delle Grotte.

“E’ molto strano per noi non festeggiare San Michele delle Grotte”, commentano con rammarico dall’associazione, “L’organizzazione dei “ballune” ci impegna ogni anno per un mese, con un’accurata preparazione e selezione delle stoffe e degli indumenti antichi da appendere per le vie del quartiere antico. In questi anni c’è stato un grande lavoro di recupero di questa tradizione dimenticata e vedere rivivere un quartiere, grazie anche ai colori dei balloni costruiti dal gruppo ProLoco e dalla collaborazione degli abitanti del quartiere, è per noi motivo di orgoglio e grande soddisfazione. Menzione speciale per l’allestimento non semplice per la conformazione del quartiere, a picco sulla gravina: un vero miracolo dei volontari che si ripete ogni anno grazie ad un grande lavoro di squadra. Inoltre, molto sentito dai bambini è il laboratorio di “cola cola”: particolarmente divertente per i più piccoli creare e dipingere, con l’aiuto dell’artigiano Loglisci, un piccolo fischietto da portare casa, simbolo della nostra Gravina. Un vero peccato fermarci, ma ci vedremo sicuramente il prossimo anno. Promesso!”.

Appuntamento, quindi, al 2021. Stesso posto, stessa data.

Angela Mazzotta

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